Le tue venti righe

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Cosa fare con l’ermeneutica
dalla posizione di osservatore
senza la testa degli altri
ricomporre i tasselli di un molo
in costruzione sotto i miei passi.

Dopo mi siedo sul mondo
con le gambe appese nel vuoto
mi perdo nei segreti del cosmo
del passato che ci viene addosso.

Fisso quanto c’è di nuovo
il pensiero si specchia nel pozzo
se il passato è appena nato
il futuro è già morto.

Cerco di calmare il sole
che mi assale il volto
un riguardo verso il tempo
che non chiede o toglie
ma solo scorre.

Senza scorgerne la fine
resto senza niente da dire.

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Sfilare

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Il tempo è immobile
Come un perno
E noi
Ci giriamo intorno.

Non è un cerchio
Ma un’onda
Di cui vediamo solo
La spuma che ci viene addosso.

Guardando indietro la vediamo arrivare
Per capire l’esatta curva delle cose

Guardando avanti la vediamo svanire
Dove la cresta sfuma verso il mare.

Così disteso verso l’orizzonte
Il tempo sta immobile
Infedele a se stesso
In ogni frangente
A piantonare il movimento
Verso il presente.

E vabbè…questo.

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– Ma và, tu scrivi?
– Si, è tu?
– Anche io.
– Ma và, e cosa scrivi?
– Poesie.
– Ah poesie.
– Si.
– Mmh.
– E tu cosa scrivi?
– Scrivo della consistenza delle parole con metriche libere.
– Prosa?
– No, poesia.
– Ah.
– Sì.
– E in che senso?
– Prendi il tuo linguaggio ad esempio. Ha una consistenza molle. Ti butti sul luogo comune, sul tabù sdoganato. Aborto. Scavare con un cucchiaio nel cervello di qualcuno. Manganellate sui denti. Pelle sotto le unghie. Peli della fica bagnati. Lo zucchero che si scioglie su un confetto. Queste sono parole che hanno una consistenza materica. Ti mettono in contatto con il reale.
Interruzione volontaria. Farsi una canna. Battaglie politiche. Abuso di potere. Queste sono espressioni che concettualizzano la realtà. La nascondono.
– Come la poesia?
– No, la poesia la svela. Solo che è crittografata. È esposta in bella mostra ma sfugge alle semplificazioni.
Va presa. Sentita. Vissuta. La poesia è sensazione, la sensazione è sempre reale, diretta.
– Io amo costruire le mie poesie.
– Perfetto.
– Studio la mia creazione e la progetto.
– Ecco, prova a toglierci il pro-.
– Almeno un motivo ce l’ho:
gli scrittori non parlano bene.
Sarà per questo che sono un poeta.

Vista dai fari

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La natura si manifesta con forza sulla strada e la spazza di foglie intorno ai motori
si alza il fumo sulla terra arsa da un mese di fiamme criminali sui crinali
incoronavano un disegno di bellezza disumana tremenda avarizia e capitale disfatta
ora un turbine di vento ara i campi la bara di semi che rinascono
annuiscono i cervi dai loro palchi spezzati privati della natura
che ora marcia sull’asfalto.

Tre cime

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oscilla di vibrazioni sottili
una rana mi aspetta sulle scale mentre scendo
si trasforma in foglia e il fruscio sotto la mia scarpa
è croccante come un sentiero di montagna
le nuvole si scontrano
aspiro il fumo con violenza
e il filtro s’impregna si stringe si bagna
il vapore è solamente un ricordo un’essenza
un’azione forzata lo spinge in direzione
opposta e contraria
trattenuta e incanalata
la fibra perdona se stessa
spugna il cosmo architrave la luce
l’attraversa a onde e secca
sgretolandosi si sparge