Le tre porte

Il mio sguardo corre tra la porta, la chitarra e la bottiglia di vino. La porta. La chitarra. La bottiglia di vino.

Tutte e tre sono porte riflettendoci bene. La prima, l’unica con la maniglia, si apre verso l’ingresso. Da lì un’altra porta apre verso le scale che portano a un portone, il portone dà sul cortile che porta all’ultimo portone. Poi finalmente la strada. Troppe porte tra me e una strada buia, deserta a quest’ora. Con Mohammd ancora nell’internet point a guardare un porno. E’ una porta fisica ma falsa.

La chitarra è una porta che si apre verso una strada di note, di cui non conosco che il suono, e non lo indovino prima che esca fuori dalle corde. La chitarra è la porta per un treno che non so dove porta.

Il vino mi porterebbe su quel treno che forse finirebbe in un fantastico nulla di note storpiate, una strada dissestata dove a ogni dosso mi cade il bicchiere e il vino mi macchia il maglione giallo.

Mangerò un altro po’ di patatine al pepe, sono davvero buone. Poi fumerò una sigaretta.

Non prenderò nessuna porta: è ancora presto, e ho già smesso di fumare.

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