Sprofondo in campo

La provincia è provincia. I candidati sindaci di un comune di 50000 persone aspettano comodamente sdraiati in poltroncine di pelle di design chiacchierando di samba e di programmi televisivi condotti con quel certo savoir-faire da Teo Mammuccari in attesa che qualcuno dica loro di indossare la veste politica ed iniziare a parlare di questioni che non li tangono più di tanto, visti i loro reali interessi.

Non si respira aria di coinvolgimento, non si respira aria di bene comune, si sente solo la borghesia che avanza tra le poltrone e si allontana dai cittadini.

Non si sente la passione che dovrebbe animare la politica, non ci sono animi nobili qui tra queste poltroncine messe appositamente per il bivacco di culi benestanti che pregustano i finanziamenti al partito e la gestione dei soldi di tutti. Ladri. Bugiardi. Moderni baluardi della sconfitta.

Iniziamo il teatrino. Evviva.

L’uomo dei capannoni si lamenta per i suoi guai con la legge, troppi capannoni per lui e troppi senza nullaosta, troppo pochi per le sue imprese e per i grandi spazi della campagna toscana.

“Ci vorrebbe un capannone per ogni cittadino, le imprese ci mettono anche due anni per costruire un capannone, signori, servono più capannoni! Capannoni belli, a regola d’arte, capannoni di vita, sai quante persone c’entrano in un capannone? Se vado io al comune, un capannone ‘un me lo toglie nessuno!”

Mentre il tronfio sindaco già eletto da consolidati decenni monocolore rosso si sdraia sul tavolo da conferenza e si fa sempre più gobbo sulla sedia fino a fondersi con il mobilio che lo accoglie scricchiolando come la sicumera delle sue affermazioni vuote.

“Noi abbiamo fatto, noi abbiamo detto, noi faremo quel che diremo, ma non abbiamo mai detto quello che c’è bisogno di fare.”

E’ lui l’eletto delle affiliazioni locali, campagna farsa, città di fiori senza fogne e fibra ottica.

E la signora del misonofattadasola con la sua collana di perle offre i servigi delle sue militanti a cui chiunque abbia qualcosa da dare in cambio.

“Un baratto di servizi, in cui non ci sia scambio di moneta, se mando una delle donne della mia cooperativa fare le pulizie da lei, dovrà darle qualcosa in cambio.”

Il mobile si fa meno di mogano, e i capannoni abbandonano per un attimo le fantasie del moro destroso. Un vago rossore accompagna il sorriso dei gentiluomini presenti, tempi duri per una donna che va contro la moneta promuovendo la solidarietà tra simili. Peccato che alberghi sotto quella fiamma posticcia che mai tornerà in auge.

Le poltrone tremano ma è solo un treno che passa.

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Una risposta a Sprofondo in campo

  1. tramedipensieri ha detto:

    “Non si respira aria di coinvolgimento, non si respira aria di bene comune, si sente solo la borghesia che avanza tra le poltrone e si allontana dai cittadini.”

    Ci siamo perfettamente capite.
    Hai ben de-scritto la realtà😦

    buonecose
    .marta

    Mi piace

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