The Great Gatsby 1974

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Le rughe di Robert Redford spalmate su uno schermo ad alta definizione, i tramonti sconfinati di New York e Long Island con vista baia, la purezza dell’interpretazione di Sam Waterston: sono i piccoli, sbalorditivi particolari ottenuti con semplicità nella pellicola del 1974 ispirata al romanzo “Il grande Gatsby”.

Non mi permetto di sconfinare nel campo della critica cinematografica, voglio piuttosto fare un’analisi di spessore. Il film non distrae con lo scintillìo e la frenesia dell’eccesso, che mi aspetto di vedere nella reinterpretazione in chiave pop vintage in uscita oggi nei cinema della penisola, ma riempie gli occhi di ampie vedute, si getta in profondità nell’animo dei protagonisti con primi piani stringenti, muti, e le stelle negli occhi invece che nello sfarzo della scenografia.

La genuinità dell’introspezione. La fotografia dei sentimenti. I momenti a tratti melensi, in cui traspare l’irrequietezza del temperamento del protagonista, la sua ossessione per la donna che ama sono dipinti con un’intensità priva di materialismo, che viene casomai sminuito quando distrugge, insensibile e mondano, tutte le sfumature dell’amore.

Certo, la società è cambiata da allora, ma è anche vero che per gli anni in cui la pellicola è stata girata, emerge una sensibilità storica che proietta fuori contesto negli anni della narrazione del romanzo. Provo ad azzardare una previsione, non avendo ancora visto il film in uscita oggi: penso che l’eccesso che verrà mostrato sarà appunto quello del materialismo sfrenato, del successo egoista, della presunzione dell’ostentazione. Non so se verranno messi in evidenza i sospiri, le tribolazioni romantiche dei personaggi: forse sono troppo anacronistiche per i nostri giorni, in cui tutto ciò che conta è la spettacolarizzazione.

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Una risposta a The Great Gatsby 1974

  1. Daniele ha detto:

    Hai indovinato, riguardo al remake fuori oggi al cinema, circa “l’eccesso che verrà mostrato sarà appunto quello del materialismo sfrenato, del successo egoista, della presunzione dell’ostentazione”, ma allo stesso tempo sono anche “messi in evidenza i sospiri, le tribolazioni romantiche dei personaggi”.
    Un film che giudico davvero ben fatto, con una prima mezz’ora che ti lascia a bocca aperta.

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