Mi ricordo

Mi ricordo i paesaggi brulli dell’entroterra foggiano dove sei nato. C’erano ancora i latifondi durante la tua infanzia. Sotto il sole cocente, con la tua famiglia di braccianti, sei cresciuto a contatto con la terra. In tutto quel giallo, desertico, ardente paesaggio portavate l’acqua e la vita con il sudore della fronte.

Mi ricordo quando poco più che ventenne hai conosciuto una ragazza del nord, poco più benestante di te, e tramite amici di parenti sei stato portato al matrimonio con lei, per andare a prendere un pezzo di terra un pò più su, tra le valli dell’appennino abruzzese, dove l’acqua dai monti scorreva abbondante, e quella terra sarebbe stata tua, vostra.

Mi ricordo quella terra che scendeva da un gruppo di casupole di pietra, case di pastori e agricoltori, fino alla ferrovia ai piedi della collina, e poi risaliva sul dolce pendio seguente e correva in alto verso la vigna, forte e rigogliosa, che per anni ha dato vino casereccio, rozzo, accompagnato da ricchi pasti di gnocchi e tagliatelle fatte a mano, ogni mattina.

Mi ricordo quanto erano buone le uova, e le carni di conigli, faggiani e cinghiali che cacciavi, e non appena nelle notti d’autunno sentivi grufolare nel campo di fianco casa, uscivi imbracciando un fucile pesante a pallettoni. Lo stesso che usavi quando temevi che qualcuno rubasse nei campi la notte, o quando si sentivano rumori dal piano di sopra.

Mi ricordo i pomeriggi in campagna, quando mi rimproveravi di camminare sui terreni appena seminati, o aspettavamo che arrivasse l’acqua per irrigare, tra i canali che scavavi minuziosamente tra una fila di piante e l’altra. Giocavamo tra la piantagione di granoturco, legavamo i pomodori ai pali e poi nei giorni di raccolta ci riunivamo per fare le conserve.

Mi ricordo melanzane, zucchine, patate, carciofi, cime d’aglio buonissime, fatte da te: per noi, quando la tua forza si è esaurita, per tutti, quando eri giovane e andavi a vendere al mercato. Non hai mai smesso di lavorare. Al torchio, dopo la vendemmia, spremevi gli acini con forza, fino all’ultima goccia, e quel rumore meccanico mi ha insegnato il rumore della fabbrica mossa dalle tue mani, della vera fatica: quella che nasce dall’amore e dalla dedizione per la terra, costanti, incondizionati,  forti come le tue braccia imbrunite dal sole.

Mi ricordo i pranzi rumorosi con parenti vicini e lontani, e tu che guardavi la televisione e di rado dicevi una parola, ma regalavi sempre un sorriso a tutti. Restavi assorto davanti allo schermo sopra il chiachiericcio, buttavi un pezzo di carne al cane che aspettava tra le gambe del tavolo. Sorridevi sotto i baffi, forse dei nostri discorsi, forse con quel sorriso ringraziavi, ti riposavi, ti meritavi la tua quiete.

E mi ricordo l’ultima volta che ti ho visto, noi che parlavamo intorno e tu che sorridevi come sempre, senza fatica o sudore sul volto, solo pace, questa volta per sempre.

Ciao Nonno

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4 risposte a Mi ricordo

  1. Veronica Adriani ha detto:

    Bellissime immagini, mi sembra di essere lì con te a vedere tutto quello che descrivi. Mi ha ricordato molto anche il mio, di nonno: silenzioso, sorridente e lavoratore come il tuo.

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  2. Daniele ha detto:

    Un ricordo stupendo.

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  3. Molto bello questo tuo ricordo. Torna a trovarmi su “teniamocivisti”.

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