Cambiamentendo 1.

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Liberamente tratto dalle attitudini dei contemporanei ad abbandonare i cervelli sul comodino insieme al resto della serata, di solito pochi spiccioli.

1.
Tuo padre era uno spacciatore quando eravamo giovani. Ma posso dire che a parte qualche mia amica vergine e mia nonna in pochi non lo facevano. Non che fossero bacchettone, anzi! Delle vere tigri. Elena dovrebbe essere ancora sulla piazza, se volete ci metto una buona parola.
Comunque lui portava pacchi d’erba in quantità industriale e io fumavo. Fumavo e scrivevo, sbracata su qualsiasi superficie includesse dei cuscini. Posso dire di aver preso ormai la forma di uno dei tanti divani lerci su cui ho stazionato le mie chiappe.
Eravamo una generazione di disorientati, ma ci piaceva dire che sperimentavamo nuove forme di libertà. Ovunque ti giravi dicevano che era ora di cambiare, che bisognava pensare ad un mondo alternativo… la nostra strategia era vincente: sottrarsi. Non permettere al sistema di averti. Non avere un lavoro fisso, non andare a cena fuori, campare con 200 euro al mese, sotto la soglia di povertà in un paese avanzato.
Ci chiamavano ancora consumatori, ma solo una cosa consumavamo davvero: la marijuana. Delle altre cose sopravvivevamo, ne avevamo necessità. C’era chi credeva che fosse la pianta del miracolo, buona per far tutto: dalle case alle automobili, all’acqua al vino e al vento. Vestiti di canapa. Case di canapa, polmoni di canapa. Pianta meravigliosa con cime soffici e sgargianti.
Trovavi chiunque tra gli adepti, tutti con la soluzione in tasca.
Ma erba a parte c’era un naturalismo sfrenato nelle nostre vite. L’esigenza di allentare le dipendenze dalle costruzioni strutturali, di camminare, di trovare il contatto con tutto ciò che esiste.
Pensavamo di cambiare il mondo semplicemente muovendoci, o compiendo il semplice gesto di attivare le sinapsi.
Le mostre, le corse in bicicletta, le serate a vino. I vinili. Nel 2012 vagavamo liberamente tra le epoche. Musica anni 70, vestiti anni 50, pensiero pagano. Abitudini lunari.
Eppure, tutta quella forza creativa era come sedata, accalappiata in qualche modo in un mainstream di fiducia nel cambiamento. Cambiamento ribelle, cambiamento ammiccante, restituzione senza scontrino.
Era il momento di imbracciare qualsiasi arma pensabile e rovesciare la piramide. Invece ce ne stavamo pance all’aria in qualche cortile soleggiato circondati da casse di birra e barattoli di erba.
Assistevamo alla creazione di un luogo fuori dalle traiettorie, il nostro. E quello di tanti altri nei loro cortili.

…to be continued @ Cambiamentendo 2.

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3 risposte a Cambiamentendo 1.

  1. Vuc's ha detto:

    I grandi pensatori…

    Mi piace

  2. Pingback: Cambiamentendo 2. | Una come tante

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