Cambiamentendo 3.

Immagine.

…continua da Cambiamentendo 2.

3.
Quella sera in piazza c’erano festeggiamenti come se avessimo vinto i Mondiali. Invece degli striscioni capitava di vedere intere piante di marjia, anche alte due metri. Era una conquista. Un pezzo di quella libertà strappata a morsi, anzi a boccate. Appezzamenti per coltivare, semi migliorati e versatili.
Molti di noi avevano già un orto. Orticelli pigri, con due file di fragoline e una di pomodori, un po’ di lattuga e menta e salvia. Orticelli profumati. Come tutto ciò che ci circondava, quello non poteva essere solo un orto. Doveva essere insieme campagna, natura, lavoro e piacere. Più che un pezzo di terra, un’aspettativa di vita. Eppure era quello, era tornare alla natura, i frutti della terra, quello che tutti dicevano. E c’era anche una pianta da aggiungere, anzi, le avremmo tolte tutte e piantato l’intero orto a marijuana. Per farci dei mobili, dei vestiti, il carburante.
Gli appezzamenti non furono concessi solo ai giovani seminaterra volenterosi di riscattare le appartenenze rurali. In lotti enormi, quelli dismessi andarono direttamente all’industria
agroalimentare. Ma non la fattoria del Nonno Nanni. Andarono a Kraft, a Nestle, Coca- Cola, Pepsi, Mars e Kellog’s. Alle banche. Alle confessioni di tutto il mondo. Fu creato un enorme patrimonio terriero i cui frutti ci venivano rivenduti porta a porta dopo aver fatto il giro del mondo.
I tetti diventavano verdi. Le finestre, le grondaie erano piene di marjia. Interi quartieri venivano sommersi da giardini pensili e rampicanti di erba, ad eccezione di quelli religiosi in cui si assisteva a sporadici coming out.
E noi stavamo lì con le canne e la sottrazione e il mondo svanisce nel divano che diventa una conchiglia sulla mensola di una casa di legno tra i boschi delle montagne mentre le aquile scendono in picchiata nel collo della bottiglia di birra.
Una vita fatta di sogni ad occhi aperti e trip psichedelici. I Pink Floyd, Chuck Palaniuk, Goran Bregovic e Salvador Dalì. E fiorire di arti, voglia di esprimersi e comunicare. Cantanti, attori, poeti, veline e calciatori ovunque. Il protagonismo della vetrina virtuale, la catalogazione ante litteram.
File di dati trainavano le nostre vite. E anche il touch screen sembrava un regalo di quella
tecnologia buona e utile, la connessione. Così avvenne la sostituzione della percezione delle attitudini naturali dell’uomo. Quelle della ricerca fuori dalla portata di Google. Sempre più molli e sapienti, abbiamo profuso idee e progetti, alternative. Convinti che potesse bastare, che farlo in piccolo lo trasformasse in grande. Eravamo dei burattini. Divertenti le sporadiche rivolte, i focolai di azione attiva. Siamo rimasti sui nostri divani, con le canne e la birra, il computer in mano.
L’orticello e la pioggia acida.
Il nostro paese è il principale addetto allo smaltimento della plastica, produciamo automobili e dobbiamo metà di quello che produciamo alla Cina, l’altra al resto del mondo. Per questo, non so se con la mia paga da schifo per scrivere annunci di lavoro, quando tuo padre tornerà dalla centrale di smaltimento, potremmo prendere una pizza. Magari sarebbe meglio mangiare un po’ di erba alla griglia.

Questa voce è stata pubblicata in Soffitta e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...