9 risposte a Batuffoli di cotone

  1. elinepal ha detto:

    Credo che per alcune persone non sia solo una questione di mancanza di volontà ad impegnarsi. Il vino diventa una vera e propria patologia e come tale va curata.

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    • Erika Giambattista ha detto:

      Il vino se intendi l’acolismo come dipendenza è tra le più devastanti. Ci sono altre dipendenze però più subdole e meno dannose, come quella dal cibo scatenata da fattori emotivi e psicologici, che come in questo caso porta a fare scelte pericolose e soprattutto non risolve nessun problema alla base.

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      • elinepal ha detto:

        purtroppo ho scritto il commento dal cellulare e non so per quale motivo è uscita la parola vino invece che cibo.
        Il mio commento è sorto da un certo fastidio provato leggendo il tuo post. Fare sarcasmo su uan patologia non mi sembra bello ne costruttivo. Questo intendevo.

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      • Erika Giambattista ha detto:

        E’ una critica all’approccio verso certi comportamenti sbagliati. Il disturbo alimentare in quanto tale va affrontato in maniera olistica e profonda, il cibo in sè non è il problema ma lo sono
        1) l’atteggiamento della società occidentale verso il rapporto con il cibo, che definire morboso è poco
        2) la mercificazione del panorama alimentare, il fiorire di tante diete a volte inutili e dannose, i rimedi fai da te
        3) il volersi conformare a certi standard estetici senza un approccio metodico e sereno, giocando con il proprio corpo come se fosse estraneo al benessere complessivo della persona

        Il mio spaccato era più superficiale rispetto a ciò di cui parli.
        Non entro nel merito della patologia in quanto tale ma nel modo in cui la società la affronta. Di sicuro non in modo costruttivo, vista da un lato l’esaltazione dell’opulenza e dall’altro della magrezza.
        Penso che molti problemi, se non patologici nel senso che vanno trattati con medicinali e assistenza medica, siano resi tali da un sistema di convinzioni e di credenze. Ad esempio, soffocare l’appetito perchè non sta bene mangiare tanto ne è una conseguenza. Così si porta la gente ad ammalarsi. Quello di cui parlo è una fase precedente, un’incubazione sociale della malattia.

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  2. labloggastorie ha detto:

    È difficile a volte trovare il modo giusto per colmare dei vuoti…

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    • Erika Giambattista ha detto:

      Hai ragione, bisognerebbe prima trovare un modo per vivere con serenità e poi passare a cose secondarie come una dieta dimagrante, imposta peraltro soltanto da convenzioni estetiche. A volte non è facile insegnare a qualcuno ad amarsi, ancora di più di fronte a tendenze autolesionistiche…

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  3. malosmannaja ha detto:

    ottimo dialogo.
    la cotonofaga “sa essere molto convincente”, ma si lascia convincere altrettanto facilmente, direi, visto che vorrebbe dimagrire ingoiando cotone, eh… comunque, l’aspetto più intrigante e surreale del brano deriva proprio dalla “narrazione emotiva” legata all’immagine del cotone (candido, soffice, leggero), in perfetta antitesi col gravare fisico dell’obesità e pertanto in linea con le strategie di neuromarketing capaci di suggestionare il sogno in bisogno.
    in tal senso, forse avrei scritto “Avrà letto da qualche parte che mangiandolo” invece di “Aveva letto da qualche parte che mangiandolo”, estendendo a macchia d’olio il concetto: la spiegazione trasformata in *supposizione* rimarcherebbe la superficialità delle voci-amiche-del-pronto soccorso, ma soprattutto insinuerebbe che nessuno è immune dalle lusinghe della “narrazione emotiva”, nemmeno il lettore.

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    • Erika Giambattista ha detto:

      sinceramente sul momento non avevo riflettuto su questa variazione, penso che l’uso di “aveva” l’ho preferito per esprimere che, nonostante il parlante fosse a conoscenza delle letture e dei tentativi di dimagrire della ragazza che ha mangiato il cotone, non avrebbe pensato che potesse compiere un tale gesto e forse aveva anche ignorato i segni che lo lasciavano presagire. grazie della riflessione🙂

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  4. Gine di Girati ha detto:

    avrebbe potuto fare quella dei monaci circensi allora!
    ps ma che gente strana c’è in giro?

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