Basin City

L’ora della doccia. Il momento in cui milioni di piccoli fori si aprono sulla superficie che volge verso il terreno, sul fondo dell’edificio a forma di vasca sospesa che sovrasta la città. Grazie a quelle enormi strutture che somigliano a bacinelle, possiamo ancora avere dell’acqua.

La città era sporca e asciutta. Era polverosa come le gole dei suoi abitanti. E corrosa.

Scendevo lungo una stradina sabbiosa quando la prima doccia è iniziata. Ho tirato la lingua fuori per un attimo, poi mi sono rintanato dentro un pub. Strisce di luce bianca brillavano nell’atmosfera verde dei liquidi vitaminici. L’acqua ormai non era più destinata al godimento degli umani: serviva solo a perpetrare la nostra specie, rendeva possibile la nostra esistenza. Una volta era sinonimo di vita, e in qualche modo, continua ad esserlo.

Durante il lavaggio della città avviene parallelamente un altro processo: la nutrizione e l’allevamento dei nuovi individui, quelli che stanno sotto terra. Dove l’acqua incontra la fine del suo percorso.

Le docce iniziarono ad essere sempre meno frequenti. Non c’è abbastanza acqua per tenere tutti quanti in vita.

Era un pò di tempo che non aprivano le pompe, nemmeno per irrigare i campi circostanti la città. Ma comunque, la città sopravviveva nel metallico riflesso del bacino, nella luce frantumata del disco solare splendente riflesso sulla sua superficie d’acciao, intrappolata nella profondità delle sue acque tiepide.

Quelle gocce sulla mia lingua avevano un sapore acido e disgustoso. Le cose erano andate velocemente peggiorando dal momento in cui avevano dichiarato l’acqua pericolosa per il consumo umano a causa dell’inquinamento.

O almeno, lo era per quelli di noi nati secondo le leggi biologiche della nostra natura precedente. Ma da quando l’acqua e la terra sono state così irrimediabilmente compromesse e danneggiate, c’è un solo modo per sopravvivere: adattarsi.

E per aiutare l’adattamento, hanno deciso di creare una nuova, ultra resistente razza di umani: quelli allevati direttamente con gli elementi inquinati. L’acqua inonda i sotterranei, dove donne gravide riposano per nove mesi con i polmoni pieni di anidride carbonica, ogni tanto vengono lavate via da una doccia e rimpiazzate con nuove pompe. Quello che resta di loro dopo tutti i lavaggi è il residuo di una nuova vita, la traccia di un nuovo essere vivente a qualche stadio iniziale del suo sviluppo.

Stesso discorso per il cibo, che è stato il nostro mezzo di transizione, per noi umani generati biologicamente. I campi coltivati erano veramente rigogliosi. Avevamo tutto, ma era tutto marcio e abbiamo dovuto mangiarlo lo stesso perché era tutto ciò che ci restava.

Molti di noi sono morti nel processo di adattamento. Io sono sopravvissuto perché sono un fumatore accanito, il cancro disse al mio corpo che tutto quello che doveva fare era lasciarsi trasportare dalla degenerazione tumorale di tutte le cellule,

e trasformarsi nella malattia stessa.


 

It was shower time. The moment when billions of small holes open on the groundfacing surface of the suspended bowl-shaped building that overtops the city. Thanks to those massive basins-looking like structures, we can still have water.

But the city was dry and dirty. It was dusty as were its inhabitants’ throats. And corroded.

I was wandering down some sandy alley when first the shower begun. I stuck my tongue out of my mouth for a while, then rushed inside a pub. Lines of white lights glimmered in the green atmosphere of vitamin liquids.

Water is not made for humans to enjoy it anymore, but to perpetrate our species only, to make us possible. It used to be synonymous of life, and it still is, somehow.

Along with the city washing comes the feeding and the breeding of new individuals, those who lay underground. Where water finds the end of its journey.

The showers started to be less and less frequent. It had not been raining enough to keep everyone alive.

They hadn’t even opened the valve to irrigate the surrounding crops for a while. But still, the city survived in the metallic reflection of the basin, in the diffracted light of the shining sun disc mirrored on its iron surface, in the dept of its mild waters.

Those drops on my tongue felt acid and bad tasting, it was clearly going worse since water had been declared damaging for human consumption due to pollution.

At least if was for those of us who were born following our biological nature. Now, that water and earth were so irremediably wasted and ruined, there was only one way to survive: adapt. And to adapt, they decided to forge a new, ultra resisting race of humans, those grown by polluted elements themselves. Water flooding the undergrounds, where pregnant ladies rest for nine months, their lungs filled with carbon dioxide, and now and then washed up by a shower, then replaced with new pumps. And at the due time the residual, what is left after a shower, is the trace of a new being at some initial stadium of his evolution.

Same for the food, which was our mean of transition, for us biologically generated humans . The crops were very well furnished. We had everything, but everything was rotten and yet we had to eat it because it was all that was left.

So many of us died in the process of adaption. I lived because I am a hard smoker, cancer told my body that all he had to do was to get along with the degeneration of the tumorous cells and become disease itself.

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