6 Aprile 2009

Il ricordo del 6 Aprile 2009 è sempre vivo. Come non lo è la città: L’Aquila continua a riposare sotto le sue macerie. E mi sono commossa ancora una volta guardando il corto dei ragazzi della scuola di cinema della città che ripercorrono la storia dell’Aquila dopo quei secondi terribili.

Una come tante

Ore 3.32.

Il mio letto inizia violentemente a scuotersi, mi sveglio e mi accorgo che non è un sogno. L’intera stanza si deforma nel buio sotto una spaventosa scossa di terremoto. Mi alzo, è difficile persino stare in piedi, mia sorella dalla sua stanza urla, vado da lei brancolando, senza occhiali non vedo un granchè, la prendo per mano. Ci dirigiamo verso la camera di mamma, è immobilizzata nel letto, la tiro su a forza e ci ripariamo sotto quella che dovrebbe essere l’architrave portante del nostro appartamento.

I secondi passano, infiniti. La direzione, l’intensità e la forza del movimento cambiano, è come stare su un piatto che rotea su un bastoncino. Con un ultimo strattone secco, la scossa finisce. Mia madre non vuole uscire fuori, dice che si sente più sicura in casa, che non crollerà. Mentre, tra grida e corse giù per le scale, tutti gli abitanti del…

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Una risposta a 6 Aprile 2009

  1. elinepal ha detto:

    Sono stata li solo due anni dopo. Non avevo il coraggio. È stato sconvolgente.

    Mi piace

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