Pubblico trapasso della tranquillità

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L’ultima carrozza del treno, anzi no, la penultima. Non deve essere un treno con le carrozze comunicanti, a campata unica, uno di quelli nuovi, con l’aria condizionata.

Fa niente per il rumore. Lo sferragliamento delle rotaie e della carrozzeria invade lo spazio attraverso le finestre aperte per lasciar circolare l’aria calda dei tunnel. L’odore di benzina e di sotterraneo si mescola a quello delle persone e dei loro sguardi che sopportano, ammiccano e si lasciano portare via dalla carrozza motrice a cinquanta metri più in là, sobbalzando con i colpi di coda dell’ultimo vagone del treno.

Ragioniamo. Se qualcuno decidesse di salire su questo treno, mettiamo nella carrozza centrale, con un carico di nitroglicerina addosso, o con una bomba a mano, un mitra, un razzo pirotecnico, le porte che separano una carrozza dall’altra attutirebbero l’impatto, giusto?
Smorzerebbero la forza dell’esplosione circoscrivendola a quante, due, tre carrozze a partire da quella centrale?
Invece se il treno fosse a campata unica come si comporterebbe il fuoco? Mi immagino un tornado bollente che percorre indisturbato tutta la lunghezza del treno senza incontrare ostacoli. Meglio la penultima carrozza di un treno con vagoni separati.

Pensare alla sopravvivenza e tenere sempre di conto le ostilità, in un clima di paranoia dettato dall’istinto di autoconservazione e dalla visione di uno spiraglio, un piano di fuga da tenere a mente in ogni situazione.

Un’esercitazione, l’esercito con i mitra spianati fuori da ogni stazione. Le immagini in televisione che vanno a nastro, inquadrando i particolari orribili di una furia circoscritta ma esasperata a pervadere tutto, come il fuoco  nel vagone unico dei nuovi treni.

Ostile è la modalità di pensiero, ostile l’allestimento delle reazioni, l’isolamento delle emozioni, il campo stretto sul particolare orribile.

Photo credits: Carlo Tonti

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